PLATONE TOTALITARIOFiore, VincenzoHistorica edizioni, 2017

Numerose interpretazioni sono state date del pensiero politico di Platone, fino a vedere in lui il progenitore dei totalitarismi rivoluzionari novecenteschi. Sostenitore di questa corrente esegetica è stato Karl Popper, il quale credeva che il Terzo Reich e l’Unione Sovietica riflettessero la Repubblica, lo Stato ideale platonico. Partendo dall’analisi del filosofo austriaco, l’autore ha tentato di individuare quali possano essere le effettive affinità fra il grande pensatore ateniese e le ideologie moderne. Un Platone vicino a posizioni di tipo comunista o riconducibile ad una visione nazista dipende dall’utopica ingegneria sociale, che rischia di sfociare nella creazione di una comunità chiusa e totalitaria. Platone si schierò contro l’individualismo, contro il libero pensiero e non disdegnò l’uso politico della violenza, criticò la decadente democrazia, denunciò la sete di potere e l’abiezione dei demagoghi. Il governo affidato ai migliori, le pratiche eugenetiche ed il controllo demografico dei cittadini, per mantenere l’eccellenza del patrimonio genetico ed il miglioramento psico-fisico della comunità, anticipano provvedimenti della politica nazista. Va infine ricordato che Platone non fu un tiranno, che non cercò di rovesciare il governo legittimo; fu un filosofo che provò a teorizzare uno Stato migliore, retto da sapienti, alieni da egoismi e dall’arricchimento personale.

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